Canto della pianura di Kent Haruf

26 Apr 2019 Camera con Svista @redazione
Canto della pianura di Kent Haruf

Kent Haruf, Canto della pianura, NN Editore, 2015

Prima parte di una trilogia ambientata nell’immaginaria Holt, una piccola cittadina di una sperduta contea del Colorado, dove le vite di diversi personaggi si intrecciano, in modi spesso imprevedibili.

Cominciarono mettendo tutto in una terrina e mescolando, con lei accanto, che sorvegliava e dava istruzioni, poi distribuirono cucchiaiate sul foglio di carta oleata e misero in forno i biscotti crudi.
Ho avuto un’idea, disse la donna. Vi farò vedere una cosa. Mentre aspettiamo.
Si trascinò nella stanza accanto e tornò con una scatola di cartone piatta e malridotta in mano, la posò sul tavolo, tolse il coperchio e mostrò loro delle fotografie che erano state maneggiate spesso nei lunghi pomeriggi e nelle serate della sua vita solitaria, foto che aveva tirato fuori, contemplato e riposto nell’album nero, un album vecchio e antiquato. Erano tutte di suo figlio Albert. E’ lui, disse loro. Con il dito macchiato di nicotina indicò una delle foto. Questo è mio figlio. E’ morto in guerra. Nel Pacifico.
I due ragazzi si piegarono in avanti per guardarlo.
E’ il mio Albert nell’uniforme della marina. E’ la mia foto preferita di lui da adulto. Vedete che espressione? Oh, era proprio un bel giovanotto.
Era un tipo alto e snello con una divisa blu della marina, l’uniforme da cerimonia, il berretto bianco spinto indietro sulla testa, le scarpe lucide. Nella foto aveva gli occhi socchiusi per il sole. Dietro di lui c’erano un albero pieno di foglie e una zona d’ombra. Aveva un sorriso magnifico.
Sento la sua mancanza ogni giorno, disse la donna. Ancora adesso.
Voltò la pagina e apparve una foto dello stesso ragazzo, in piedi, con il braccio attorno alle spalle di una donna esile con i capelli neri ondulati e un abito bianco in gabardine.
Lei chi è? domandarono i ragazzi. La signora insieme a lui.
Secondo voi? chiese la donna.
Si strinsero nelle spalle. Non lo sapevano.
Sono io. L’avreste mai detto?
Si voltarono a guardarla, studiando il suo viso.
Ecco com’ero, disse. Un tempo ero giovane anch’io, sapete.
Il suo volto vecchio e occhialuto, cosparso di macchie di vecchiaia, era vicino al loro; aveva le guance cadenti, i capelli sottili pettinati all’indietro. Puzzava di fumo di sigaretta. Guardarono di nuovo la foto di lei da giovane, con un bel vestito bianco, in compagnia del figlio.
Questa è di quando Albert è venuto in licenza per l’ultima volta, disse.
Suo padre dov’era? domandò Ike. Era a casa con lui?
No, non c’era. La voce era cambiata. Il tono era amaro e stanco. A quell’epoca se n’era già andato. Suo padre non era da nessuna parte. Ecco dov’era.
Bobby disse, Nostra madre adesso è a Denver.
Oh, disse lei. Lo guardò. I loro volti erano vicini. Sì, credo di averlo sentito dire in giro.
Perché in quella casa era solo in affitto, disse Ike. E’ a Denver e sta da sua sorella.
Capisco.
Andremo a trovarla abbastanza presto. A Natale.
Che bella cosa, no? Deve sentire terribilmente la vostra mancanza. Io la sentirei. Mi manchereste come l’aria. Sono sicura che succede anche a lei.
Ogni tanto ci telefona, disse Ike.
Il contaminuti della cucina a gas suonò. Tirarono fuori i primi biscotti d’avena e nella stanzetta buia si diffuse un profumo di cannella e di dolci appena sfornati. I due fratelli si sedettero al tavolo e mangiarono i biscotti insieme al latte che la signora Stearns aveva versato in due bicchieri blu. La vecchia rimase al bancone a guardarli, sorseggiando una tazza di tè caldo e mangiando un pezzetto di biscotto, anche se non aveva fame. Dopo un po’, fumò una sigaretta, scuotendo la cenere nel lavandino.
Voi due non parlate molto, disse. Mi domando a cosa pensate tutto il tempo.
A cosa si riferisce?
Non sarei. Ai biscotti che avete fatto.
Sono buoni, disse Ike.
Potete portarli a casa, disse la vecchia.
Lei non li vuole?
Ne terrò qualcuno. Quando andate via, portate via quelli che avanzano.
 

Commenti

There are no comments yet×

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Condividi
Tweet
Condividi
Pin
+1