Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo

13 Lug 2018 FishEye @redazione
Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo

Mostra fotografica

testo di Gianfranco Pesci
foto di Antonella Di Girolamo

La mostra, “sfogliata” come un album fotografico ritrovato dopo tanto tempo, ha suscitato ricordi ed emozioni. Il ricordo, più vivo si è manifestato richiamando alla memoria l’atmosfera irripetibile del Sessantotto: il portato unificante e ricco di speranze nel futuro.

Nella presentazione del percorso espositivo (un pannello di testo all’inizio della mostra), infatti, è spiegato: “Questa non è una mostra sul passato ma sul futuro. Sul futuro che sognava l’ultima generazione che non ha avuto paura di cambiare tutto per rendere il mondo migliore. Che si è emozionata e mobilitata per guerre lontane; che ha sentito come proprie ingiustizie subite da altri; che ha fatto errori, certo, ha sbagliato, si è illusa, è caduta, ma ha creduto, o meglio, ha capito che la vera felicità non può essere solo un fatto individuale ma collettivo, perché se il tuo vicino soffre non puoi non soffrire anche tu. Nessuno si salva da solo.”

Come spesso accade per avvenimenti assai complessi, il giudizio sul Sessantotto è passato, e passa, dalla mitizzazione alla demonizzazione.

Così mi torna alla mente l’articolo on line di M. Veneziani, del 25.02.2018 intitolato “I dieci danni che ci lasciò il ‘68”. L’autore addebita enormi responsabilità al Movimento del ’68, tanto da affermare tra l’altro: “Il 68’ si era presentato come rivoluzione antiborghese e anticapitalista ma alla fine lavorò al servizio della nuova borghesia … e del nuovo capitale globale, finanziario.” Sembra proprio voler attribuire al ’68 una capacità smisurata nell’influenzare la realtà, anche oltre il periodo storico di riferimento, così, di fatto, mitizzandolo in chiave negativa e, a mio parere, fornendone una rappresentazione che va ben oltre quella che fu la sua reale portata storica.

Mostra da visitare senz’altro. Sia per coloro che non c’erano sia per coloro, come me, che vi si trovarono felicemente coinvolti ma anche per coloro che rimasero indifferenti o contrari. Dopo tanti anni di distanza si potranno cogliere spunti di riflessione, valutare con la giusta distanza quanto accaduto e forse condividere la frase di R. Rossanda, estratta da una lunga intervista sul Sessantotto, apparsa sulla stampa il 5 gennaio 2018: “Il Sessantotto è la storia di adolescenti abbastanza grandi che seppero rompere un sistema di autorità: nell’accademia e anche a casa. I sessantottini dicevano no ai professori e anche a mamma e papà.” E questo, assicuro, è avvenuto realmente!

Il tema centrale della mostra è il Sessantotto, cioè l’evento socio-culturale che ha caratterizzato l’Italia di quell’anno e in particolare il movimento studentesco. Ma non si limita solo a questo aspetto e ci ricorda che il 1968 è stato anche l’anno di altri importanti avvenimenti nel mondo e in Italia: la guerra del Vietnam, la primavera di Praga, il golpe dei colonnelli in Grecia, il terremoto del Belice, la morte di Martin Luter King e di Robert Kennedy; ed è stato anche l’anno di preparazione dello sbarco sulla Luna da parte degli USA avvenuto l’anno successivo. Spazia ancora in ulteriori e differenti ambiti: dallo sport con la vittoria del pugile Benvenuti e della nazionale di calcio ai campionati europei tenutisi a Roma; alla fine della Dolce Vita romana, iniziata nei primi anni ’60, e al Festival di Sanremo in cui vinse il cantante Sergio Endrigo.

 

Oltre osservare le fotografie con didascalie, disposte in pannelli/cornici multifoto, e gli altrettanto bei filmati dell’epoca, possiamo concentrarci nella lettura delle varie tavole di testo che raccontano degli avvenimenti e dell’atmosfera speciale che quell’anno portò con se (c’è anche il testo della famosa lettera di Pasolini agli studenti, dopo i fatti di Valle Giulia, nella quale si schierò apertamente dalla parte dei poliziotti).

Alle pareti sono riprodotte anche le pagine di quotidiani e riviste, con i titoli e gli articoli degli eventi più rilevanti di quell’anno.

L’esposizione si articola su tre dei lati del piano terra del Museo, con un allestimento che risulta vivacemente organizzato e tutto il materiale esposto descrive con accuratezza e in modo coinvolgente le vicende del periodo.

Di rilievo il pannello che mette a confronto i dati statistici italiani del ‘68 con quelli dell’anno 2018, riguardanti: la Popolazione, il Lavoro, i Prezzi, la vita Socio-culturale, l’Economia e la Sicurezza. Dal confronto dei dati emergono le differenze in positivo o negativo dei due periodi.

Da segnalare inoltre la possibilità di partecipare al Contest fotografico #ilmio68 che consente di condividere su Facebook, Twitter o Instagram, o inviando all’indirizzo e-mail dir@agi.it, la foto più significativa del proprio ’68 che, se selezionata, potrà contribuire al racconto collettivo dell’Italia.

Visibile fino al 2 settembre
Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b
http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/dreamers-1968-come-eravamo-come-saremo

fotografie dagli archivi storici di:
AGI, AAMOD, AFP, AGF, ANSA, AP, Geppetti Media Company, Archivio Riccardi, Contrasto,, Biennale di Venezia, LUZ, Archivio Olivetti, RAI-RAI TECHE, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa, l’Espresso.

 

 

 

 

 

 

 

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