Human +

21 Giu 2018 FishEye @redazione
Human +

di Gianfranco Pesci

 

HUMAN+. Il futuro della nostra specie

La mostra, al Palazzo delle Esposizioni fino al 1° luglio (https://www.palazzoesposizioni.it/mostra/human-the-future-of-our-species), è una realizzazione congiunta di Science Gallery, network universitario internazionale (università di Dublino, Londra, Melbourne, Bengaluru, Venezia e Detroit) e CCCB, Centre de Cultura Contemporània de Barcellona. Science Gallery si dedica al Public engagement tra arte e scienza mentre CCCB è un consorzio tra Provincia e Comune di Barcellona, che ha come propria mission il sostegno, lo sviluppo e la divulgazione di proposte creative elaborate all’interno di uno spazio interdisciplinare tra arti visive, letteratura, filosofia, cinema, musica e attività trans-mediali.

Le opere in mostra (video, macchine, installazioni, fotografie, ecc.) sono nate dalla creatività di artisti che hanno voluto intraprendere un viaggio nel mondo della scienza e della tecnologia più attuali, traendone motivo di ispirazione e anche di riflessione su vantaggi, limiti e pericoli.

Come saremo in futuro? E’ una delle domande che pone la mostra, rendendoci consapevoli di come scienza e tecnologia siano in grado di modificare in maniera sostanziale il corpo e la mente degli esseri umani, consentendo orizzonti di esistenza e nuova integrazione sociale inimmaginabili fino a non molti anni fa.

Ci sono confini che non andrebbero superati? Evoluzione o estinzione? Interrogativi anche allarmanti che non certo per la prima volta vengono posti!

Could a machine think?

Could it be in pain?

Già nel 1969 il filosofo Ludwig Wittgenstein si poneva tali interrogativi!

Ora, aldilà degli interrogativi e ad alcune opere che sembrano essere delle esuberanze artistiche, la mostra, in gran parte, rappresenta un invito a cogliere l’ausilio che scienza e tecnologia offrono per individuare soluzioni, parziali o definitive, comunque sempre in progressivo sviluppo, ai limiti propri degli esseri umani e alle menomazioni, malattie e avversità che li colpiscono.

Protesi che possono rimediare ciò che la natura imperscrutabilmente ha voluto negare ad alcuni, privandoli, ad esempio, della possibilità di deambulare e che ne fanno addirittura degli atleti. Come appare evidente per la splendida Aimee Mullins, atleta paraolimpica, attrice e modella americana, nata senza i peroni di entrambe le gambe, che all’età di un anno ha dovuto subirne l’amputazione sotto il ginocchio. In mostra, oltre al modello delle protesi, è esposta una fotografia (di Howard Schatz) che la ritrae nella doppia immagine della simulazione della partenza in una gara di corsa e in un esercizio di scioltezza per le gambe.

All’interno della mostra è trattato anche il tema della possibilità di relazioni umane “più empatiche”, tema di grande attualità ed interesse se si pensa alle odierne società multirazziali. BeAnotherLab, collettivo che si occupa dello studio dei limiti della realtà, attraverso la tecnologia della realtà virtuale, infatti, propone la “Macchina per essere un altro”. I dispositivi impiegati sono il risultato della ricerca nell’ambito dell’empatia, dell’identità, anche basati sulle recenti scoperte in campo cognitivo, in particolare dei neuroni specchio. L’esperienza con questa tecnologia si fa in due. Essa ci propone di “mettersi nei panni degli altri”, consentendoci di vedere, come proprio corpo in azione, quello del compagno che si è scelto per l’esperimento. La sensazione è visiva, si è “costretti” a vedere ciò che vuole vedere l’altro ed a imitarne i movimenti, fino ad un abbraccio finale. La tecnologia è stata impiegata in attività connesse ai temi dell’immigrazione, del rapporto madre-figlia, della tolleranza al dolore e di identità etnica o sessuale.

Non mancano poi quelle che sembrano essere vere e proprie provocazioni. Una di queste, la meno forte, suggerita da Laura Allcorn, prevede di dotarsi di un kit di strumenti da lei ideato per l’impollinazione manuale, da indossare come accessorio dell’abbigliamento! Naturalmente lo scopo è quello di sensibilizzare la collettività su un problema reale: l’allarme lanciato dagli scienziati circa il fenomeno della misteriosa moria delle api, artefici di gran parte dell’impollinazione in agricoltura, di quella delle piante selvatiche e del nutrimento per gli uccelli. Il fenomeno è stato anche confermato da recentissimi studi, i cui risultati sono apparsi sulla stampa nazionale, condotti in 63 zone all’interno di riserve naturali tedesche, e che hanno dimostrato che negli ultimi 30 anni, in queste riserve, sono scomparsi il 75% degli insetti alati, come farfalle, mosche o api. Un ulteriore segnale di scarsa salute del nostro ambiente!

Mostra interessante quindi che ci pone davanti a quelli che sono alcuni dei progressi del momento in campo scientifico e tecnologico e quelli che già ora si possono intravedere per il futuro prossimo ed anche per quello più lontano. Sembra di essere sulla strada per la realizzazione di ciò che gli scrittori di fantascienza ci avevano abituati solo ad immaginare. E, in tal senso, la mostra risulta particolarmente stimolante per il visitatore, per le riflessioni a tutto campo che può generare.

Se è vero che i limiti alle conquiste degli esseri umani sono rappresentati esclusivamente dall’immaginazione e dal tempo, attraverso questa mostra sembra anche avvalorarsi l’idea che in una prospettiva di medio lungo periodo, tutto ciò che l’essere umano riesce ad immaginare prima o poi riesce anche a realizzarlo.

 

 

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