Olsen ryokan

18 Feb 2019 Fotostorie @redazione
Olsen ryokan

Onsen ryokan – Viaggio in Giappone

testo e foto di Isabella Costantini

L’arrivo all’onsen ryokan ha luogo in un tardo pomeriggio di primavera che ha il corto respiro dell’autunno.

La strada che conduce fin lì prende avvio dalle rive del lago Ashi (isola di Honshū, Prefettura di Kanagawa) e procede salendo verso la montagna tra curve tortuose, verde cupo e copioso, nebbia e una pioggia rada e distratta.

L’ingresso è quello d’un accogliente albergo, con esposizione e vendita di souvenir locali che fanno di tutto per apparire irresistibilmente graziosi.

La registrazione comporta necessarie istruzioni sulle regole essenziali da osservare e la scelta dello yukata personale da utilizzare durante il soggiorno. L’opzione tra diversi colori e disegni a disposizione, tutti gradevoli e accattivanti, si rivela particolarmente articolata e complessa per il settore femminile: taglie molteplici, fiori e geometrie, ocra e verde salvia, viola e rosa ciclamino, rosa pesca e prugna…

Poi noi tutti, pallidi e curiosi viaggiatori d’occidente, sciamiamo verso le camere assegnate.

Le scopriamo ampie, vuote, piacevolmente tradizionali: a terra soffici tatami, un tavolo basso e qualche schienale con seduta, privo di ‘gambe’.

Tutto, inesorabilmente, riporta al pavimento con accentuato senso di gravità; e al pavimento ci abbandoniamo per quattro chiacchiere nel completo relax dell’intimità, dello spazio chiuso, dell’assenza di abiti, del confortevole cotone – con le morbide forme del personale yukata, appena ricevuto – che ricopre il corpo liberato.

Sono bandite, come sempre qui accade, le scarpe.

Lasciate sulla soglia con la polvere e il rumore del mondo.

Permessi solo i nudi piedi, le calze graziose, le ciabatte (fornite d’ordinanza) con la rigorosa distinzione: per le camere e per il bagno.

Prima di cena è prevista una prima sortita alle terme, che ci attendono con aspettative seducenti ed esotiche.

Divise (lo apprendiamo con sollievo) tra settore femminile e maschile, suscitano comunque un piccolo batticuore all’idea di una nudità esibita e condivisa, così estranea all’occidentale concetto di privacy e al nostro immaginario relativo a fisicità, confine, esibizione, erotismo.

Scendiamo in gruppo, per mimetizzarci e confortarci a vicenda.

Ci affrettiamo nello spogliarci e nelle doverose abluzioni prima di entrare in acqua: sediamo davanti a docce e saponi su minuscoli sgabelli, con l’unico corredo d’un piccolo asciugamano di spugna (che, una volta immersi, toccherà posizionare, comicamente, sopra la testa nella dantesca bolgia dell’acqua e dei vapori che sprigiona).

Ma è qui che accade il – piccolo, sorprendente – miracolo.

L’imbarazzo cede il passo alla confidenza.

Nelle abluzioni è consuetudine aiutarsi, tra familiari e persone legate da conoscenza e amicizia, nel lavaggio delle parti difficili da raggiungere, come la schiena.

Lo sguardo curioso, impossibile da detenere, intercetta vecchie e lattanti, che espongono carni sfatte o nuovissime nel loro farsi.

Ci si abbandona.

Al calore, al vapore, alla depurazione, al riposo, alla disconnessione. All’assenza.

L’io cede.

Un ‘noi’ vago e benevolo fluttua tra i vapori.

La cena che segue (tutti ancora nudi ma assolutamente purificati sotto il solito yukata) ci conforta ed euforizza.

Sappiamo che ci attende un altro spazio di rilassante e piacevole immersione.

Alle 22.00 mi ritrovo all’interno delle terme, consapevole e determinata: voglio provare lo spazio esterno dove vasche di acqua bollente, in diretta dalle viscere della terra, riposano, sulla sua superfice, sotto la luce di costellazioni lontane.

Dopo un attimo di freddo, intenso nel passaggio, sono immersa in un’acqua calda che genera continui vapori.

La luna, grande e chiara, guarda i nostri piccoli corpi privi d’ostacoli, mentre io guardo il suo grande e chiaro e casto corpo celeste.

Non ci sono rumori, tranne uno sciabordio leggero e cullante.

Non c’è una voce.

Non ci sono luci oltre quelle degli astri.

Provo un indicibile e pieno senso della vita. Sono qui. Sono io. Sono in questo irripetibile momento.

Commenti

paola biason 25 Febbraio 2019 @ 13:37

Che dire…..leggendo, ho viaggiato con lei! Complimenti!

@redazione 3 Marzo 2019 @ 13:49

grazie Paola, è vero si viaggia sempre con i bei racconti !

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