Voci nel tempo di Franco Piavoli

09 Set 2018 FuoriFuoco @redazione
Voci nel tempo di Franco Piavoli

Voci nel tempo

di Isabella Costantini

Documenta con (l’apparente) oggettività della cinepresa la realtà di un piccolo paese del mantovano e quella, al suo interno, dello scorrere del tempo: sia come alternarsi delle stagioni che come sommarsi degli anni.

Descrive la vita che si svolge nelle piazze, per le strade e nei campi attraverso le inevitabili scansioni e riti di passaggio: infanzia e adolescenza, primi amori e nozze, età matura e vecchiaia.

Ma si tratta, chiaramente, di una documentazione selezionata e mirata, dello svolgimento di un progetto.

Il film è sostenuto, infatti, da una sceneggiatura forte e delicata che governa senza apparire e mostra, esponendo all’attenzione della telecamera, sguardi e volti penetranti nel momento opportuno.

Solo così la narrazione si snoda in modo semplice – mai banale – in un succedersi d’incontri, movimenti e azioni dei protagonisti tra loro e con la natura circostante. Lasciarsi trasportare dal racconto equivale ad affrontare un percorso fluido che conduce dall’infanzia alla vecchiaia e dalla fine dell’inverno all’inverno successivo.

Non sono solo le immagini (che passano frequentemente dal campo lungo a splendidi primi piani) a coinvolgere lo spettatore. Come ‘promesso’ dal titolo una parte rilevante è affidata ai suoni dell’ambiente circostante e alle voci (confidenze sussurrate, canti, filastrocche, risate) degli abitanti.

Quella di Piavoli verso la parola è una ‘distrazione’ consapevole. Come ha avuto modo di affermare in un’intervista rilasciata nell’ottobre 2009 sul suo lavoro, ha “trovato sempre molto più efficace usare la parola nella sua valenza fonica”, cioè puntare sul significante e non sul significato. Parole, quindi, come cadenza e presenza, come imprescindibile sfondo sonoro di quanto l’occhio, che resta protagonista, può cogliere.

Voci nel tempo ( 1996)

Franco Piavoli è nato il 21 giugno 1933 a Pozzolengo, in provincia di Brescia. Pozzolengo significa confine tra Lombardia e Veneto dove le montagne finiscono, la pianura fertile inizia, il lago di Garda mitiga il clima e amplia gli orizzonti. Per cogliere il ruolo dei luoghi aiutatevi con una cartina, poi lasciate che la fantasia vi dia una mano; viaggiate con libertà in altre dimensioni spazio-temporali. Il 1933 fa supporre un’infanzia ‘di guerra’ all’interno di una società che sopravvive tra profondi timori e ristrettezze; a seguire, un’adolescenza postbellica, rurale e parca ma ricca di crescita e speranze. Con la giovinezza intraprende la professione di avvocato (esercitata, dal 1954, per cinque anni), accompagnata da numerosi e diversi interessi: la ricerca e la progettazione fotografica (già avviata con Semina, del 1951-1953) e la produzione di brevi documentari; insieme, la curiosità per la botanica, l’etologia e la pittura: un’attenzione silenziosa, continua e mirata per la vita degli uomini e della natura attraverso sfaccettature e angolature diverse. Dai primi anni ’60 si dedica all’insegnamento in un istituto tecnico, continuando a realizzare cortometraggi fino alla svolta, caldeggiata dall’amico Silvano Agosti. Raccontano, infatti, alcune interviste che, un giorno del 1979, Agosti raggiunse Piavoli a Pozzolengo con una cinepresa e un pacco di bobine, intimandogli di realizzare finalmente il suo primo lungometraggio. E’ così che,dal lavoro svolto da Piavoli in solitaria nei primi anni ‘80, nasce Il pianeta azzurro, probabilmente il suo film più conosciuto, che viene presentato nel 1982 al 50° Festival del Cinema di Venezia.

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